I’M WORKIN’ ON IT
Di cosa parliamo oggi? Del freddo che fa? Noo, già detto… Della sconfitta del Milan? Meglio di no, che tra una settimana poi c’è il Celsi… Parliamo di un argomento nuovo: parliamo di lavoro! Lavoro che non c’è, lavoro che lavoro troppo, lavoro che non mi pagano abbastanza anzi non mi pagano mai… quante lamentele si sentono sul lavoro? Ieri ho sentito questa frase: “Il lavoro bisogna sceglierlo di pancia, non di testa”. Cioè? Dovrei fare il pasticcere? Per quello c’è già Maurino Salvio Sauro Mauroni (per chi non lo conosce è una rinomata pasticceria di Brughé, via Cazzaniga, il numero non me lo ricordo – e ora voglio come minimo una fornitura di briòsc buone a vita per questa splendida marchetta!) No, nel senso che il lavoro va scelto per l’emozione che suscita e non per i soldi che si guadagnano… Occhèi, allora vado a Capo Verde a fare l’istruttore di Kite surf… Belle le parole, ma la realtà è che se la pancia dice di disegnare i cresico, le tasche ridono e la mente, che non mente mai, dice che sto facendo una cazzata, perché poi tra qualche ora la pancia dirà che vuole essere riempita e allora a ridere sarà il portafogli, che lui ha diritto di precedenza sulla pancia, dal momento che “è da quel dì” che vuole essere riempito (sulla discussione riguardo all’espressione “è da quel dì”, potete leggere un paio di post indietro…). Ecco perché ho speso tutti i soldi che avevo messo via per la moto per pagarmi l’ennesimo master (speriamo stavolta davvero) professionalizzante: ormai la pancia conta poco, anche perché è sempre vuota, mentre assume centralità il concetto di “sbocco lavorativo”. Che come parola, datemene atto, è davvero brutta…





