9 novembre 2010
Siamo invasi. La battaglia è persa, siamo sconfitti. Da chi? Dai tristi. Quelli che passano la propria esistenza a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante (doverosa e illustre citazione da Pablo Neruda, che poi è un po’ il mio preferito perché ci abito in via Neruda…) Un invasione di musi lunghi che pare di stare in mezzo ai formichieri, formicoggi e formicdomani che giornodopogiorno i musi si allungano e sembrano piccoli elefanti o per meglio dire, dei tapiri. Ed ecco spiegata l’origine del termine attapirato, che non è solo una scusa per consegnare un premio d’oro di plastica raffigurante un porcellino proboscizzato ai personaggi televisivi meno famosi… E si lamentano perché piove, che se poi tira anche vento è un casino e bisogna stare particolarmente attenti. Il perché non ve lo spiego più, avendolo io già ripetuto innumerevoli volte. Andatevelo a leggere qualche post indietro. E si lamentano perché si lavora troppo e si lamentano perché non c’è lavoro. E perché fa brutto tempo e perché ancora non c’è neve. E perché c’è troppo da fare e perché mi annoio. E perché questo paese è allo sfascio e “perché dovrei fare qualcosa io, con fiorfior di politici strapagati”? E perché è colpa del governo che ruba e degli alleati che tradiscono e dell’opposizione che non c’è e dei giovani che non hanno coscienza politica e perché non si interessano alla vita sociale del paese e perché non si fanno gli affari loro, sti pisciazza e lasciano fare la politica ai vecchi che tengono in pugno il potere? Sennò come fanno a continuare con le loro porcate? Non vorrete mica che si faccia diversamente da come si è sempre fatto! Tegn giù i man e tuca no! Sennò vi mettiamo le escort in casa, come dice Benigni a “Vieni via con me”, e vi accusiamo come fanno con quel santo di Mr. B. Uff… sem semper drè a lamentàas… Chemmu soni!


